Dott. Carlo Fioruzzi
 
 
 
 
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Protesi anca Piacenza

 
 
 

Cosa è l’articolazione dell’anca?

 
L’anca (o articolazione coxofemorale) congiunge bacino e arti inferiori ed è la più grande articolazione dello scheletro umano e permette di articolare gli arti inferiori con ampi movimenti in tutte le direzioni, stare in piedi, camminare, correre è quindi essenziale per la nostra autonomia.
E’ composta in sintesi di:
• testa del femore
• cavità acetabolare (o cotìle)
• capsula e legamenti

 
 
 
Patologie invalidanti dell'anca
 
Patologie invalidanti dell’anca
Può capitare che il corretto funzionamento delle nostre anche venga compromesso in maniera grave da varie patologie che determinano l’usura della cartilagine e poi dell’osso determinando dolore e limitazione articolare ingravescente:

Coxartrosi primaria: (una delle artropatie più diffuse al mondo) consiste in un “invecchiamento precoce“dell’articolazione con alterazione degenerativa della cartilagine articolare e poi della componente ossea su base genetico–famigliare, di lavoro, di eccessiva attività fisica, di sovrappeso, di alterazioni ormoniche ecc.

Patologie reomatiche in particolare l’artrite reomatoide

Coxartrosi da esiti traumatici fratture e lussazioni

Coxartrosi da di displasia dell’anca (detta anche lussazione congenita dell’anca) una malformazione congenita che consiste in un rapporto alterato della geometria articolare fra testa femorale ed acetabolo con precoce usura.

Coxartrosi da osteonecrosi della testa del femore caratterizzata da un deficit di vascolarizzazionearteriosa della testa femorale che si deforma gravemente per necrosi (cioè morte) del tessuto osseo.

Coxartrosi da esiti di confitto femoro-acetabolare una patologia che deriva da un contatto anomalo fra testa del femore e acetabolo durante i movimenti articolari estremi innescando il processo degenerativo, ma che se riconosciuta in fase precoce può essere trattata efficacemente con un intervento artroscopico.
 
 
 
 
 
Quando è consigliata la protesi d'anca?
 
In pazienti che soffrono di patologie dell’anca in stadio avanzato e cronico con grave dolore e limitazione funzionale ormai insensibili a terapie conservative (antiinfiammatori, infiltrazioni e fisioterapia).
Radiografie, TAC ed RMN sono fondamentali per acquisire informazioni utili sullo stato di degenerazione dell’anca, ma la valutazione essenziale per l’indicazione protesica è la valutazione clinica del paziente dei sui disturbi, dolori e limitazione funzionale e delle sue esigenze ed abitudini di vita.
A parità di patologia una persona sedentaria infatti richiederà di essere protesizzata ben più difficilmente di una molto attiva.
Lo specialista dovrà solo consigliare se vi è o no l’indicazione alla protesi senza forzare la volontà del paziente che dovrà essere libero di decidere solo in base ai suoi specifici problemi ed esigenze, ovviamente dopo accurata valutazione anestesiologica per confermare la fattibilità dell’intervento in relazione alle condizioni generali del paziente.

Un buon impianto protesico ha la possibilità di riprodurre il regolare funzionamento dell’articolazione, ripristinando meccanicamente una situazione articolare corretta e ridando una buona qualità di vita.

 
 
 
 
 
 
 
Com’è fatta una protesi d’anca?
 
La protesi d’anca non è altro che un’articolazione artificiale che,sostituendo la testa ed il cotile deteriorati, imita un’anca normale ed è composta da:
Cotile metallico, a forma di coppa, che viene inserito all’interno dell’incavo acetabolare del bacino e contiene un inserto articolare in ceramica o polietilene
Stelo metallico, che si impianta nel canale osso femorale
Testa protesica in metallo o ceramica che si impianta sul collo dello stelo e si articola con l’inserto del cotile
• Lo stelo ed il cotile sono fissati all’osso o con cemento acrilico o senza cemento per impianto a pressione nell’osso che crescerà sulla superficie ruvida della protesi (osteointegrazione) bloccandola in modo definitivo

Grazie a queste componenti artificiali, il meccanismo dinamico dell’anca naturale viene riprodotto per rendere possibile il ripristino della normale funzione articolare.

 
Protesi anca Piacenza
 
 
 
 
 
Protesi anca: impianti di ultima generazione
 
Sono impianti non cementati in titanio con particolari trattamenti di superficie per stelo e cotile atti ad agevolare una osteointegrazione massimale essenziale per la longevità dell’impianto.

Le teste sono di ceramica e l’inserto del cotile può essere di ceramica o polietilene ad alta densità per avere la minor usura possibile durante il movimento.

Oggi la nuova frontiera protesica è il massimo rispetto biologico del paziente attraverso la mini – invasività.
Molto spesso con tale termine si è inteso, in modo semplicistico, solo il concetto di “taglio piccolo“
La mini - incisione è solo una parte e non la più importante della vera mini-invasivita biologica che consiste nel ledere al minimo i muscoli, ma sopratutto nel rispettare al massimo l’osso impiantando uno stelo protesico più corto possibile.

Lo stelo corto rappresenta oggi la mininvasività biologica “reale” e non solo cutanea, con una modesta invasività ossea (la metà rispetto ad uno stelo tradizionale) una migliore distribuzione dei carichi, la possibilità di facilitare l’impianto in femori con importanti deformità e facilitando anche la eventuale revisione protesica.

E’ però intuitivo che più lo stelo è corto e maggiori sono i problemi di stabilità.
La validità di uno stelo corto è strettamente dipendente dal disegno e dal materiale che deve permettere un elevato stabilità iniziale e quindi facilitare la osteointegrazione ossea definitiva.
La recente e particolare tecnologia del “titanio poroso” con una superficie protesica estremamente porosa permette una stabilita iniziale ottima e permette una osteointegrazione ossea eccezionale data l’ampia superficie di contatto osso-impianto.

 
 
Protesi anca
 

Evidente la differenza tra uno stelo normale e uno stelo corto

 
 
 
Protesi anca
 

Protesi a stelo corto mini-invasivo

 
 
 
titanio poroso
 

Titanio poroso che permette la massima osteointegrazione

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Protesi d’anca: a che età è consigliabile?
 
Quando serve !!! Oggi “tabù dell’età” è un concetto superato.
La qualità delle moderne protesi, le tecniche chirurgiche mini-invasive costituiscono fattori di rassicurazione importanti sulla riuscita dell’intervento e sulla brevità del recupero post-operatorio. Inoltre la moderna domanda di alti livelli di benessere e qualità della vita fa sì che l’autonomia motoria e la libertà dal dolore fisico siano esigenze diffuse nelle persone di tutte le età. Per tutti questi motivi la fascia anagrafica di persone che ricorrono alla chirurgia protesica dell’anca si è allargata e oggi effettuare interventi in pazienti sotto i quarant’anni e oltre gli ottanta è diventato molto frequente.
 
 
 
 
 
Come si svolge un intervento di protesi d’anca?
 
Prima di sottoporsi a un intervento di chirurgia protesica dell’anca è necessario effettuare alcuni esami preliminari di routine come analisi di sangue e urine, elettrocardiogramma, radiografia del torace ed una accurata valutazione anestesiologica del rischio operatorio (che esiste per qualsiasi intervento ed a maggior ragione per un intervento di questa entità).
La durata dell’intervento è di circa un’ora anche se complessivamente il paziente rimane in sala operatoria per un tempo ben maggiore, per consentire prima un’adeguata preparazione anestesiologica (periferica o generale) con installazione su lettino operatorio e dopo una corretta gestione del risveglio con un accurato monitoraggio dei parametri vitali e del drenaggio.

 
 
 
 
 
 
 
Recupero post-operatorio, fisioterapia, riabilitazione dell’anca
 
E’ una fase essenziale infatti con l’atto chirurgico diamo al paziente una nuova articolazione, ma questa non si muove da sola ma con dei motori rappresentati dai muscoli e tendini. Tali strutture vanno assolutamente rieducate specie se il periodo pre-chirurgico di dolori e blocco articolare è stato particolarmente lungo e le ha rese ipotrofiche,contratte ed anelastiche. Si inizia nella stessa giornata dell’intervento una leggera ginnastica a letto con l’aiuto del fisioterapista. In seconda giornata post operatoria il paziente può iniziare ad alzarsi e camminare in autonomia, assistito dai bastoni canadesi.

Nella maggior parte dei casi, dopo 4 o 5 giorni, il paziente può proseguire la rieducazione a domicilio o meglio in un centro rieducativo se possibile sotto controllo diretto del chirurgo operatore. A seconda della gravità della situazione di partenza e della collaborazione del paziente la rieducazione può variare dai 30 ai 60 gg. Per il primo mese post operatorio, si raccomanda di evitare alcune attività e movimenti estremi, ad esempio sedersi su sedie e divani troppo bassi, tagliare le unghie, infilare scarpe e calze, praticare sforzi eccessivi, dormire sul fianco operato. Andrà eseguito un controllo RX a 1, 3, e 6 mesi dall’intervento e poi sempre una volta l’anno.
 
 
 
 
 
Ritorno alla normalità con la protesi d’anca
 
Di solito nell’arco di due mesi è possibile riprendere la maggior parte delle normali attività quotidiane. I tempi d’attesa per il ritorno al lavoro dipendono molto dal tipo di attività che si svolge: un impiego d’ufficio non richiederà più di trenta giorni di convalescenza, mentre per tornare a svolgere un lavoro caratterizzato da sforzo fisico o da lunghe ore in piedi potrà volerci più tempo. Dopo 40 giorni circa la maggior parte dei pazienti può nuovamente guidare l’auto con serenità. Dopo 2/3 mesi circa, a seconda delle peculiarità dei diversi pazienti, sarà possibile riprendere tranquillamente a fare passeggiate, a marciare e a praticare un’attività fisica moderata. Come regola generale bene non cimentarsi mai in sport che possano sollecitare eccessivamente l’impianto protesico: ad esempio sono da evitare sci, equitazione, calcio, pallavolo e pallacanestro. Bene invece nuoto, golf, yoga, ginnastica leggera e simili.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Protesi anca
 
Giovane donna di 34 anni con grave coxartrosi in esiti di displasia dell'anca.
 
 
 
Protesi anca
 
Risultato radiografico del caso precedente a 3 anni dall'intervento.
 
 
 
 
 
 
Caso particolare:
 
coxartrosi in esiti di fratture della diafisi femorale viziosamente consolidata con grave deformazione del femore in varismo e procurvato. Impossibile l'utilizzo di una protesi tradizionale in quanto è indispensabile protesizzare l'anca correggendo anche la deformità della diafisi femorale.
Soluzione chirurgica del caso precedente con osteotomia correttiva della diafisi femorale la protesi a stelo lungo ha la funzione anche di osteosintesi permettendo un carico immediato.
 
 
Protesi anca
 
 
 
Protesi anca
 
 
 
 
 
 
 
 
Quanto durerà la mia protesi?:
 
A questa giusta curiosità di ogni paziente non si può rispondere con certezza in quanto i fattori che determinano la vita di una protesi sono innumerevoli ed alcuni estremamente personali. In questo esempio radiologico la protesi di sinistra è di 21 anni, quella di destra di 8 anni, ambedue in ottima situazione clinico radiologica.

 
 
Protesi anca
 
 
 
 
 

Impianto protesico non cementato a 10 anni dall'intervento con ottimo risultato clinico radiologico.